
prima esperienza con la tavoletta grafica della mia donna, lavoro non riuscito tanto male

E così si torna all'ovile, pieni di rassegnata adorazione per il male che ci facciamo. Pecore in mano di un pastore che accarezza, che ci sfama, che ci tosa, che tiene lontani i lupi e che ci sgozza al momento giusto. Torniamo in questo recinto dove siamo stretti e non abbiamo che il piccolo posto per alzare la testa e belare stupidamente. Un beee al nostro signore padrone boia pastore! Un beee più forte per avere più fieno e poi via, cosa vuoi che sia una sorella pecora in meno, c'è un po' più di spazio e il cibo e il sonno ci faranno scordare tutto. Tutto si dimentica se non ci si pensa mai.
Ecco cosa è questa bella gabbia che abbiamo intorno costruito, un oblio disarmante di bella omertà e cancerosa stupidità. Lode al dio-pastore, che con pali e corde e catene e biada ha fatto della nostra terra un paradiso di morte e silenzio. Lode al dio-pastore nella sua infinita bontà di cuore, ha scelto la mia sorella e non me. Niente prati fioriti, niente stalle calde, niente agnelli festosi, una tavola imbandita è il nostro futuro... o nei casi migliori un maglione o meno migliori, un gilet invernale.
Dolce melodia il nostro belare convulso per l'orecchio del pastore. E' morte di agnello sull'altare del risentimento per una vita vissuta male, per i sogni infranti e per le cose che non si è realizzati da giovani.
Un due e tre, beliamo... beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!
Eccoci qui,al confine di questo medio mondo. Un mondo di pace, tranquillità e... sogno. Tutto in questo medio mondo è sotto un controllo preciso e ordinato, nulla è oltre il suo limite tutto è registrato e regolato. In questo mondo, miei cari signori non si fa altro che l'amore o la guerra. Niente chiacchiere inutili, figli e fucili, nasciamo nel sangue e nel sangue torniamo. Un perfetto ciclo di riciclo, si prende alla terra e si da alla terra.
Medio mondo, medio mondo, medio mondo... che media stronzata!
Sapete cosa è qua? Qua è la famiglia del mulino bianco! Per venderti quella merda di merendina è solo rosa e fiori, ma mica lo dicono che lui tira coca per stare alle 6 del mattino così allegro, lei sicuramente ha scopato da poco con l'amante e i ragazzini sorridono perché troppo assuefatti dalla tv per avere una cognizione di ealtà.
Ma mangiamo in onore di nostro signore TVcolor la merendina, compriamo la rivistina, facciamo dal cellulare una telefonatina, con la troia una sveltina... e al party un po' di cocaina.
Medio mondo... media vita.
Sono con i piedi per terra, l'alluce sinistro fa male da due giorni ma non ci penso a dire nulla. La schiena da picole fitte, la testa è altrove. Gli occhi pizzicano con regolare passione e nell'aria non distinguo gli odori. Manca poco al borgo, che bella cosa. Non lo sto affrontando con lo spirito giusto? Che dire, ognuno ha le sue beghe, la mia è una bega multipla formato 4 porzioni.
Ma sì, Le Roi est muert, vive la roi!
Scrivo a te che sei la mia amica, o che sei l'onda che si spacca sugli scogli. Ti scrivo in questa mattina che sa di bile e malumore, sentendoti un pizzico più vicina e un pizzico più lontana. Non posso vedere le tue lacrime, sempre prossime tra quelle ciglia. Non posso dirmi felice, non posso dirmi allegro, non posso dirmi molte cose.
Sono il ragazzo delle illusioni, mirabolante illusionista meglio di Hudinì. Le mie illusioni sono frutto di quasi quattro lustri di esperienza e vita, di paura e abitudine. E tu... tu ci sei finita dentro come una farfalla in una rete di uno sporco ragno.
Non ti scrivo di niente che non sia Io, stavolta voglio essere il protagonista di questa cosa. Stavolta, per me, parlo (pardon, scrivo) con dita ferme e stomaco bruciante (sono molto viscerale nella mia vita).
Non mi servono le bugie, quindi risparmiale a qualcun altro. Non mi servono le menzogne, non mi serve un dolore sordo, non mi serve niente che non siano le verità che ci fanno forza anche se prima ci fanno male.
Scrivo a te, amica mia, perché tale ancora ti reputo.
Finché mi vorrai, sarà tuo amico.
Condividere non è reato!
Tutto comincia qui, da poche semplici parole. Non importa se siano dette o scritte, l'importante è che siano pensate. Questa non è una lettera o un qualsiasi documento di vario genere o stile, questo è solo un frammento nudo di una voglia.
Cosa voglio? voglio il brivido. Non quello della droga o della corsa, ma il brivido del corpo. Voglio sentire le mie dita esplorare centimetri di pelle lentamente. Passare leggeri, fino a provocare il solletico, sulla leggera peluria che ricopre il corpo. Un corpo di seta, vestito di invisibile quando è nudo. Scivolare piano, dal collo delicato alle spalle. Solo le dita e niente di più, lentire anche sotto le unghia la carne morbida e odorosa. Un odore che è mai uguale da persona a persona. Voglio vedere le unghie lasciare un leggero segno, un rosso appena accennato che va via subito. Baciarla, poi, quella pelle. Ma non un bacio casto, no, un bacio senza eguali. Voglio assaporare il tuo sapore e sentire tra i miei denti, mordendo piano, quello che solo le mie dita sentivano. Dita che cominciano a percorrere avanti e indietro spalle e collo. Scendendo, piano, a carezzare il seno. Leggermente, senza mani afferrarlo e stringerlo, solo a sfiorare la parte alta. Ma in tutto ciò, io, dove sono? Sono dietro di te. Dietro ma non attaccato. Deve essere un piccolo piacere lento, che duri a lungo. Nessun contatto esteso, o meglio non ancora. Piccole parti appena, solo per confermare una presenza. Le mani, che ancora sono orfane della conoscenza dei seni, scivolano lungo la schiena. Percorrono vertebra per vertebra, calde e lente. La mia bocca scende con loro. Trova facile il percorso da seguire, come fosse tracciato sulla mappa del tuo corpo e le labbra la conoscessero a memoria. Dita che non osano toccare più del necessario, dita che sono più caste delle labbra. Questa è la parte che preferisco dei rapporti, il prima deliziosamente estenuate. Un giocare piano a scoprirsi ogni volta. Molti dicono che anche lo spogliarsi è fondamentale, che non va fatto di fretta e ci deve essere il piacere di guardare. Non è vero, anche da vestiti ci si sente nudi e da nudi si può essere vestiti. Per questo ti passo, ora, le mie dita nuovamente sulle spalle. Le faccio scendere sul petto e tra i seni. Lascio che scorrano fino all'ombelico. Da lì, sempre con il massimo della lentezza, le porto fino ai fianchi e poi su, verso la parte interna delle braccia. Un leggero brivido vedo scorrere sulla tua pelle, non sarà molto, ma premo le mie labbra in un bacio appena sotto il tuo orecchio destro. Le mani ora tornano sulla schiena, fossero fatte di materia, le idee, sentiresti cadere quella camicia d'aria che ti tenevi addosso. Una camicia di pudore e dubbio, sentiresti la stoffa che la forma afflosciarsi a terra, come un lenzuolo troppo caldo scalciato in estate. Le dita salgono, mirano il centro della schiena, e prendono a girare una volta arrivate. Scrivo il tuo nome con un dito sulla tua pelle, come fosse un modo di tenerti incatenata a me, come una agia antica e potente. Ora le senti, che scivolano, avanzare fino al seno. Piano, a coppa, le mani li catturano. Mani che sono calde, un poco ruvide. I pollici giocano che ogni minimo spazio di pelle libero che trovano, come a segnare e marcare il territorio, oppure a dare forma alla creta. I tuoi seni, opere perfettamente bilanciate sul tuo corpo, sono prigionieri delle mie dita. Dita che si aprono e chiudono, che sfiorano l'aureola e torturano piano il capezzolo. Dita che tirano e stringono. Ed io, in tutto ciò, ancora non mi sono attaccato al tuo corpo, non ancora. Tolto anche questo reggiseno, di ansie e giudizi che pensi facciano gli altri, le mani scendo ai fianchi. Le dita carezzano, con voluttà, le anche. Aprono la lampo di quei pantaloni, fatti di regole rigide e modi di fare, e li accompagnano a scendere. Li portano fino alle tue caviglie. Standi lì, inginocchiato dietro di te, io vedo il tuo corpo nudo. Niente mi sfugge e nessun particolare mi scappa. Posso vedere il tuo sedere e il tuo sesso. Posso sentire il tuo profumo di donna e, volendo, potrei allungare subito una mano e sfiorarti nel tuo punto intimo...non ancora. Le dita, sfiorano e giocano sulla caviglia. Disegnano contorni di calzini immaginari e, correndo lungo il dorso del piede, li tolgono. Mi attardo, così vicino a te, per soffiare aria calda nell'incavo dei tuoi ginocchi e poi baciarli leggero. Uno due tre baci, per poi salire appena, con le labbra, a lambire il dietro delle cosce. Tu sei quasi nuda da ogni cosa, e nella tua nudità fisica io sono solo lo strumento d'accensione. Mi stacco dalla tua pelle, sarebbe troppo bello salire fino al sedere e baciarlo tenerlo tra le mani, con le labbra formo parole che sono solo aria calda dietro la tua schiena. Senti le mie mani tremare un poco, l'emozione, le senti salire lungo le tue coscie. Percorrono come volessero nutrirsene la carne delle tue gambe, la risalgono fameliche del prezioso banchetto che si prospetta loro. Ed eccolo, quel punto colmo di passione e significato, quel punto che tutti gli uomini agognano e molti lo negano in finte forme di rispetto. Le dita, scendendo lungo il dolce avvallamento, sentono la pelle farsi più setosa, con peli che tendono a nascondere quel sesso pulsante. Le dita fanno quello che devono, scivolano fin al centro delle gambe e sentono quel leggero brivido che percorre la schiena. Si spostano, leggermente umide, le dita sui fianchi e poi sul sedere. Quella rotondità finalmente nei palmi. Le mani serano i glutei e un dito scivola lungo il solco. Nessun punto deve restare inesplorato. Scivolano, ora, verso il basso. Le mie labbra possono ora baciare quello che vogliono, senza problemi. L'ultimo pezzo, dei tuoi vestiti di forma e non sostanza, è tolto. Dietro di te, inginocchiato, ti faccio allargare un poco le gambe. Le dita, così, possono scorrere libere a rubare ogni granello di piacere. Delicato percorro i bordi di quel fiore aperto e umido, li carezzo con il pollice e poi scivolare all'interno. Non arrivo subito al clitoride, non ho fretta. Il gioco è cominciato da poco, non serve correre. Respiro il profumo che amani ora, diverso da prima. Un odore di sesso e di donna, un odore che è ricordo animale nel profondo dell'anima. E mi piace quel ricordo, era una vita senza bugie. Sale la lingua lungo le cosce, nella parte interna sensibile. Salgono anche le labbra e i denti, mentre piccoli morsi vengono fatti sulla pelle. La lingua scivola, larga, sul taglio del sesso. Ritorna all'attacco con le gambe e, entrando appena, scivola nel taglio. Gioca in punti sensibili fino al clitoride, lo avvolge e stimola. E' un movimento continuo e lento. Dita che si spostano ed entrano a stimolare, bagnandosi di umore viscosi. Il mio ritmo lento si spezza, ho il necessario bisogno di averti mia. Dove era la bocca e la lingua entra ora il mio sesso. Non so cosa provi una donna, mentre il compagno le entra dentro, ma io posso dire che c'è una sola sensazione che pretendo in quel momento, il brivido di vita. E' quel particolare momento in cui si è un corpo unico, dove i movimenti non sono pensati, dove ogni gesto è diretta conseguenza di un solo respiro dell'altro. Muoversi insieme e in controtempo, far si che le forze si accascino, fare in modo che il tuo urlo di piacere sia il mio. Che le tue mani, stringendomi siano la forza con cui i miei denti mordono la tua spalla, siano la forza con cui due amanti si cercano e si chiedono con il respiro rotto e gli occhi lucidi se dopo un istante, tra un brivido dell'orgasmo e l'altro, l'altro sarà ancora lì a prenderci se il mondo si splancasse in quel momento. Quello che poi resterà, quando le coperte si tirano sui corpi sudati e stanchi, sono promesse dette con le dita e le labbra, sono gocce di qualcosa che sorvola l'amore ma ti rende complice eterno dell'altro, come un antico patto animale e atavico.
Non sapevo fondamentelmente che cosa scrivere, ora si.
Silenzio, scrivo di questo. Scrivo del silenzio e dal nascondere. Sono un maestro in questo, un'arte che so esercitare da molto piccolo. Mento con la passione di farlo e la disperata necessità. C'è modo e modo di mentire, sia ben chiaro, c'è chi mente inventando e chi tacendo. Io mischio le due tecniche. Re-imposto gli eventi che prendono così pieghe assurde e sconosciute. Sono come la fiamma di un fuoco a legna, non sarà mai uguale ad un'altra fiamma, come una bugia non sarà mai uguale ad un'altra. Attenzione, però, che le versioni che invento sono sempre memorizzate accuratamente.
Ora però sono al telefono con la mia splendida metà, il mio umore è schifoso e ho bruciore di stomaco...quindi, vi lascio con una mia piccola cosa.
Mentire, mentire
questa è la mia scuola
non una verità
non una parola.
Mentire, mentire
è un po' come scoprire
fin dove vivere
fin dove morire.
Si mente a piacimento
con rabbia e frustazione
con la bile nello stomaco
in un testo di canzone.
Mento anche a me stesso
che la vita mi va bene
ma in questo cesso
ci sono solo pene.
Mentire, mentire
questa è la salvezza
e di questa società
è anche la bassezza.